L'Italia si trova al centro di una delle zone vulcanicamente più attive d'Europa. La sua posizione tettonica — sopra la zona di subduzione tra la placca africana e quella euroasiatica — alimenta un sistema vulcanico che si estende dall'arco eoliano al largo della Sicilia fino ai Campi Flegrei, passando per il Vesuvio e l'Etna. Tre vulcani, in particolare, concentrano la maggior parte dell'attività recente documentata dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV): Etna, Vesuvio e Stromboli.

Etna: il più alto e produttivo d'Europa

L'Etna, in Sicilia, è il vulcano più alto d'Europa con i suoi 3.357 m (quota variabile in funzione dell'attività eruttiva recente) e uno dei più attivi al mondo. La sua struttura è quella di uno strato-vulcano composito, con un edificio principale di forma troncoconica costruito su una base di circa 40 km di diametro. Il volume totale dell'edificio etneo supera i 500 km³, accumulati in circa 600.000 anni di attività.

L'Etna è caratterizzato da due tipologie principali di attività: le eruzioni effusive laterali, con colate di lava basaltica che scendono dai fianchi attraverso fratture radiali, e le eruzioni esplosive al cratere sommitale, con emissioni di cenere, lapilli e fontane di lava. I quattro crateri sommitali — Cratere Centrale, Bocca Nuova, Voragine e Cratere di NE — mostrano configurazioni e stili eruttivi differenziati.

Il paesaggio lavico dell'Etna presenta una straordinaria varietà di forme: aa, con superfici scorie e frammentate; pahoehoe, con superfici lisce e ondulate; tunnel lavici e lava tubes percorribili. Le lave più antiche, fortemente alterate, ospitano suoli fertili e vegetazione fitta fino a quote di 1.800-2.000 m.

Il Vesuvio: morfologia e storia eruttiva

Scarpata di faglia negli Appennini campani
Strutture tettoniche negli Appennini campani, contesto geologico del vulcanismo vesuviano — © Wikimedia Commons

Il Vesuvio (1.281 m) domina il Golfo di Napoli con la sua sagoma bicefala: il cono principale (il Vesuvio propriamente detto) si innesta sulle rovine del Monte Somma, il vecchio strato-vulcano la cui struttura è visibile nell'arco calderino parzialmente preservato a nord. L'attuale morfologia è il risultato dell'eruzione del 79 d.C., che distrusse la sommità del Somma, e dei successivi cicli eruttivi fino all'ultima eruzione del 1944.

Il magma vesuviano, di composizione leucitica e trachitica, è significativamente più viscoso rispetto al basalto etneo. Questo determina eruzioni di tipo pliniano o subpliniano, con colonne eruttive alte decine di chilometri, depositi di pomice e cenere estesi su aree vastissime e la formazione di flussi piroclastici. La coltivazione su suoli vulcanici fertilissimi a ridosso del vulcano ha creato nel corso dei secoli una delle aree di più alta densità abitativa al mondo in prossimità di un vulcano attivo.

Il Vesuvio è classificato come quiescente: l'ultima eruzione risale al 1944, ma l'attività sismica e idrotermale documentata dall'INGV indica che il sistema magmatico è ancora attivo. Il piano di evacuazione della zona rossa, che comprende 18 comuni con circa 700.000 abitanti, è periodicamente aggiornato in base ai dati di monitoraggio.

Stromboli: il faro del Mediterraneo

Stromboli, nell'arcipelago eoliano, è uno dei vulcani più continuativamente attivi al mondo. La sua attività stromboliana — esplosioni regolari ogni 10-20 minuti dal cratere sommitale (924 m) con emissioni di bombe vulcaniche e scorie incandescenti — è in corso con poche interruzioni da almeno 2.000 anni, da cui il nome del tipo eruttivo.

La morfologia dell'isola è quella di uno strato-vulcano emergente dal fondale tirrenico. Il lato nord-occidentale mostra la Sciara del Fuoco, un'enorme depressione da collasso gravitativo con inclinazione superiore ai 35°, attraverso la quale le colate e i materiali lavici cadono direttamente in mare. I fenomeni di collasso della Sciara, come quelli del 2002, generano onde di tsunami locali.

A differenza dell'Etna e del Vesuvio, Stromboli non presenta un significativo accumulo di suoli fertili: l'attività eruttiva continua mantiene i versanti instabili e la vegetazione è limitata alle quote inferiori. L'isola, tuttavia, rappresenta un laboratorio naturale per lo studio del vulcanismo esplosivo a bassa intensità continuata.

I Campi Flegrei: una caldera attiva

A ovest di Napoli si estende il sistema calderico dei Campi Flegrei, una struttura vulcanica di circa 13 km di diametro classificata come supervulcano. L'ultima grande eruzione, quella di Monte Nuovo nel 1538, è stata preceduta da 24 ore di terremoti e ha costruito un cono di 123 m in meno di due giorni. Oggi l'area è monitorata per il fenomeno del bradisismo, una lenta risalita e abbassamento del suolo correlata all'attività del sistema idrotermale profondo.

Il suolo del porto di Pozzuoli ha mostrato tra il 1982 e il 1984 un sollevamento cumulativo di 1,8 m, accompagnato da oltre 16.000 terremoti, con conseguente evacuazione parziale della popolazione. Le colonne del Tempio di Serapide, ora interne all'abitato di Pozzuoli, mostrano segni di perforazione da Lithodomus lithophagus (dattero di mare) a quote di oltre 7 m, testimonianza di cicli di subsidenza che hanno sommerso la struttura nel corso dei secoli.

Vulcanismo secondario e idrotermale

Oltre ai vulcani principali, l'Italia ospita numerose manifestazioni di vulcanismo secondario: fumarole, solfatare, sorgenti termali e mofete. Le solfatare di Pozzuoli, il cratere di Vulcano nelle Eolie, le acque termali di Ischia e le fumarole del Monte Amiata in Toscana sono espressioni di sistemi geotermici ancora attivi. L'area del Monte Amiata, insieme ai campi geotermici della Pianura Padana emiliana, è sfruttata per la produzione di energia elettrica da fonte geotermica.

Fonti di riferimento: Dati vulcanologici da INGV — Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Dati sulla zona rossa vesuviana da Dipartimento della Protezione Civile.