Le Alpi italiane occupano l'intero margine settentrionale della penisola, estendendosi per oltre 1.200 km dal Colle di Cadibona, in Liguria, fino al Golfo di Trieste. Con altitudini che superano i 4.800 m al Monte Bianco e una larghezza variabile tra 150 e 250 km, costituiscono la principale barriera orografica tra la penisola italiana e il continente europeo. La loro formazione è il risultato di una lunga sequenza di eventi tettonici avvenuti nell'arco di circa 100 milioni di anni, a partire dalla collisione tra la placca euroasiatica e quella adriatica.

Origine tettonica e struttura geologica

Le Alpi sono una catena di collisione formatasi principalmente durante il Cretaceo superiore e l'Eocene, quando la microplacca adriatica — un frammento della precedente placca africana — ha compresso e sovrascorso i sedimenti del fondale oceanico tetideo contro il margine europeo. Questo processo ha generato enormi falde di ricoprimento, con rocce metamorfiche e magmatiche trascinate in superficie e accatastate su distanze di decine di chilometri.

Dal punto di vista strutturale, le Alpi italiane si distinguono in tre grandi settori: le Alpi Occidentali, che dalla Liguria arrivano fino al Passo del Moncenisio con rocce metamorfiche ad alta pressione come i micascisti e gli eclogiti; le Alpi Centrali, caratterizzate dalla predominanza di graniti e gneiss nei massicci cristallini (Bernina, Adamello, Ortles); e le Alpi Orientali, dove il paesaggio delle Dolomiti è scolpito nelle dolomie triassiche, rocce carbonatiche di origine lagunare ed extrainiziale.

Le Dolomiti: un paesaggio carsico e erosivo unico

Tofana di Rozes, Dolomiti d'Ampezzo
Tofana di Rozes (3.225 m), Dolomiti d'Ampezzo — © Wikimedia Commons

Le Dolomiti, riconosciute come Patrimonio Naturale dell'Umanità UNESCO dal 2009, rappresentano uno degli esempi più spettacolari di paesaggio erosivo su substrato carbonatico. Le torri rocciose, i campanili e le pareti verticali che caratterizzano queste montagne sono il risultato di una combinazione di fattori: la resistenza meccanica della dolomia, la presenza di sistemi di fratturazione verticale ben sviluppati e l'azione erosiva del ghiaccio durante le glaciazioni pleistoceniche.

Il carsismo, pur meno evidente che nelle Prealpi calcaree, è presente con doline, inghiottitoi e sistemi ipogei. Il massiccio del Lagazuoi e le pareti del Civetta mostrano tracce di dissoluzione carsica superficiale sovrapposte alle forme glaciali.

I ghiacciai alpini: estensione attuale e ritiro

L'Italia ospita oltre 900 ghiacciai alpini, per una superficie complessiva di circa 400 km² — dato in costante riduzione rispetto ai 600 km² misurati a metà del Novecento. I ghiacciai si concentrano principalmente nelle Alpi Occidentali (Monte Bianco, Gran Paradiso, Monte Rosa) e nelle Alpi Centrali (Ortles-Cevedale, Adamello).

Il ghiacciaio della Marmolada, nelle Dolomiti, è il più orientale tra i grandi ghiacciai italiani. Con una superficie attuale di circa 1,5 km² — ridottasi di oltre il 70% dal 1888 — rappresenta un indicatore emblematico delle trasformazioni in corso nei sistemi nivoglaciali alpini. Il ritiro del fronte glaciale espone rocce levigate, morene recenti e laghi proglaciali la cui dinamica interessa la geomorfologia fluviale dei bacini a valle.

Morfologia glaciale: circhi, valli e morene

L'azione dei ghiacciai quaternari ha lasciato un'impronta profonda sul paesaggio alpino italiano. Le valli a forma di U, chiamate valli glaciali o trogi, si distinguono nettamente dalle valli fluviali a V per la loro sezione trasversale piatta e i fianchi ripidi. La Valle d'Aosta, la Valtellina e la Val Pusteria sono esempi di valli glaciali principali.

I circhi glaciali — conche scavate dalla glaciazione a quote elevate — ospitano spesso piccoli laghi di origine morenica o sbarrati da soglie rocciose. Il Lago di Braies, nelle Dolomiti, e il Lago Serrù, in Valle d'Aosta, sono formati proprio da questo tipo di sbarramento. Le morene laterali e terminali, ancora ben visibili in molte valli alpine, testimoniano le fasi di avanzata dei ghiacciai durante il Piccolo Ottobiale (XVIII-XIX secolo).

Periglacialismo e processi attuali

Al di sopra dei 2.000 m, dove la presenza permanente della neve e il ciclo gelo-disgelo sono frequenti, agiscono i processi periglaciali. I soliflussi — scivolamenti lenti del suolo saturo d'acqua su substrati ghiacciati — interessano versanti privi di copertura vegetale. I rock glacier, masse di detriti cementate da ghiaccio interstiziale, sono presenti nelle Alpi Centrali e Orientali e costituiscono riserve idriche significative.

I fenomeni di crollo e frana ad alta quota rappresentano una componente naturale del paesaggio alpino, amplificata dal ritiro del permafrost e dall'aumento delle temperature medie. L'evento del luglio 2022, quando un seracco della Marmolada si è staccato causando il distacco di circa 60.000 m³ di ghiaccio e roccia, ha riportato all'attenzione le implicazioni geomorfologiche di questi processi.

Le Prealpi e il sistema collinare

A ridosso della pianura padana, le Prealpi calcaro-dolomitiche formano una fascia di rilievi con quote comprese tra 500 e 2.500 m. Il carsismo è il processo dominante: le Prealpi Venete, con il sistema di grotte di Oliero e il massiccio dell'Altopiano di Asiago, e le Prealpi Bergamasche presentano inghiottitoi, stalattiti e fiumi sotterranei di notevole sviluppo.

Le morene frontali dell'ultimo massimo glaciale (circa 20.000 anni fa) formano le colline moreniche del Lago di Garda, del Lago di Como e del Lago Maggiore, dove il paesaggio collinare ampeliscollegabile risulta direttamente dalla deposizione glaciale e dalla successiva erosione fluviale post-glaciale.

Fonti di riferimento: Dati glaciologici da CGIAM — Comitato Glaciologico Italiano. Dati geologici da ISPRA.